Cenni biografici di Greta Garbo e Leopold Stokowski

 

Greta Garbo nacque a Stoccolma il 18 settembre 1905.

Era un’attrice statunitense. Studiò all’accademia di Stoccolma. Dopo aver interpretato alcuni film svedesi e tedeschi l’attrice si stabilì negli Stati Uniti.

Veniva chiamata la fatale “Divina” del cinema muto, perché anche con questo particolare riusciva a mantenere intatto il suo fascino.

Il suo primo film americano, il Torrente, fu un grande successo; a questo seguirono la Tentatrice e la Carne e il Diavolo.

Il suo primo film sonoro fu Anna Christie. La Garbo oltre a essere una grande attrice era una conquistatrice di uomini. Ne ebbe tantissimi tra cui Leopold Stokowski.

 

Leopold Stokowski cominciò la carriera di direttore d’orchestra nel 1908, a 26 anni di età, dopo aver avuto una precedente esperienza come organista. Successivamente assunse l’incarico di direttore della Philadelphia Orchestra.

Lo rese più noto dei direttori d’orchestra l’attenzione per la  musica contemporanea.

Storia d’amore: Greta Garbo e Leopold Stokowski

a Ravello

Greta Garbo e Leopold Stokowski si erano conosciuti a Hollywood durante un party e da quel momento si frequentarono facendo coppia fissa.

In  una lettera scritta a Ravello, Leopold confessa di essersi innamorato della donna che ha affascinato il mondo. Arrivati a Ravello i due amanti soggiornarono all’ Hotel Caruso per  breve tempo. Si dice che abbiano passeggiato per le strade di Ravello.

Nei primi giorni di soggiorno a Ravello , i due innamorati trascorsero i momenti più belli della loro love story.

Dopo la prima segretissima notte nello splendido hotel, al  risveglio, il cameriere portò loro un vassoio con una rosa appena colta e un caffé.

Lei indossava la sua vestaglia color crema con un turbante ad essa abbinata; lui la sua giacca da camera di seta blu.  Sedevano insieme sul terrazzino.

Imburravano lentamente fette di pane tostato e sorseggiavano un tè profumato di arancia servito in splendide tazze preziose di porcellana cinese.

Subito dopo fumavano languidamente formando nuvole di fumo che contrastavano con l’azzurro del cielo, ascoltando i suoni della natura: il rumore degli zoccoli dei muli che passavano sotto con il loro carico, il latrato di un cane, il canto di un gallo e in lontananza di un brano di Chopen.

Una delle mattine al Caruso…

Dopo la colazione, la bellissima Greta, si immerse in un bagno caldo con spezie profumate. Finito il meraviglioso bagno, con l’aiuto di una sua fidata cameriera, incominciò a vestirsi con abiti drappeggiati e morbidi che si addicevano al suo carattere.

Con Leopold al suo fianco, spesso si recava fuori dall’albergo per poter visitare le stradine di Ravello. Camminavano lentamente e lei ogni tanto appoggiava la testa sulla spalla di lui.

Si fermavano a raccogliere fiori e a guardare i giardini che si stagliavano sull’azzurro del cielo.

Arrivati sul prato di Villa Cimbrone sedevano a leggere libri.

Lui preferiva testi filosofici mentre lei preferiva i classici della letteratura tedesca. Le ore trascorrevano piacevolmente e arrivava l’ora di pranzo. Tornati in albergo salivano in camera a cambiarsi d’abito e a rinfrescarsi, consumavano poi il pranzo nel patio circondati dalle bouganvillee viola e rosse. Gradivano molto le specialità gastronomiche di Ravello: scialatielli, crespoline, frittura di pesce, pesce al sale, tutto innaffiato dal vino bianco locale.

Concludevano il pasto con i bigné al limone e al cioccolato. Finito il pranzo scendevano nel soggiorno dove lentamente sorseggiavano caffé dolce. Nel pomeriggio trascorrevano il loro tempo a giocare a tennis nel campetto nei pressi dell’albergo. Lei con la gonnellina bianca di seta e il cappellino per proteggersi dal sole, lui invece, con pantaloncini e una fascia colorata.

Giocavano per ore e si faceva presto sera. Quando tornavano in albergo di nuovo un bagno, cambiandosi d’abito per la cena: lei molto elegante, una delle volte in cui è stata vista, indossava un abito da sera rosa con ricami bianchi, una collana di madre perla, capelli raccolti in uno chignon e delle scarpe décolletè e completava la toilette con due gocce di Chanel n°5, lui invece in giacca e cravatta.

L’ultima sera del loro viaggio i due innamorati, mentre attraversavano la Piazza Duomo di Ravello, Leopold pensava che quella serata sarebbe stata ideale per la sua proposta di matrimonio. Arrivati a Villa Cimbrone il cameriere condusse loro al solito tavolo, dove sotto le stelle mangiarono e lui dal taschino della giacca estrasse un astuccio di velluto rosso e glielo porse. Lei lo aprì e vide un bellissimo anello di rubini e smeraldi. Tuttavia questo momento meraviglioso fu interrotto dall’irruzione dei giornalisti che li tempestarono con domande e flash. Da quel giorno i due si rinchiusero nell’albergo senza rilasciare alcuna intervista e di loro non si ebbe più notizia. Greta, per difendere la loro vita privata, dichiarò che il signor Stokowski era solo un amico e che lui le aveva offerto  un viaggio solo per poterle mostrare luoghi bellissimi come Ravello.

La magia di un momento d’amore meraviglioso era come d’improvviso perso per sempre. L’incantesimo tra i due  si spezzò. Troppe erano le difficoltà dovute all’inconciliabilità dei loro mondi con la realtà. Inoltre da quel giorno mancò loro quella che oggi chiamiamo privacy…

Giunti, poi, alla fine di quella che non avrebbe dovuto essere una semplice vacanza…

Mentre salutavano Ravello, Leopold si rese conto che ormai erano svanite per sempre le probabilità di far suo il cuore di Greta. Dopo ciò Greta decise di non vederlo mai più.

   Eleonora Mansi, Gemma Scala, Rita Cioffi,Viviana Gennaro   III A

 

I Kennedy a Ravello

 

Mia madre ricorda che nel 1962 a Ravello arrivò la moglie del presidente degli Stati Uniti d’America di allora, John Kennedy. Lei e la sua famiglia soggiornarono per un lungo tempo a Ravello presso la Villa Episcopio ed essendo la famiglia di mia madre vicina di casa ben presto fecero amicizia con la bimba e trascorsero con lei un periodo indimenticabile. Mia madre ricorda che la mattina uscivano insieme per fare delle belle passeggiate ma erano sempre circondate da guardie del corpo. Quello che più le divertiva era fare delle passeggiate su una Seicento scoperta. Purtroppo mia madre essendo all’epoca troppo piccola, non ricorda tutti i particolari ma le hanno detto che il famoso Giovanni Agnelli, proprietario della Fiat, venne di persona a salutare la signora e mio nonno le raccontava sempre che in compagnia della signora Kennedy il famoso Agnelli consumò un caffè nel suo ristorante-bar da poco aperto. Mia madre ricorda tutto ciò con molta emozione.

                       

 

                                                                                      

                                                                 Gennaro Cipolletta      III  A

           

 

 

 

I Savoia

 

I Savoia soggiornarono a Ravello nel periodo tra il 1926 e il 1944. Significativo momento storico che segna l’avvento del Fascismo, il suo splendere e il suo decadere. Definitivamente e insieme ad essi muore la monarchia in Italia. 

Vittorio Emanuele III, salito al trono nel 1900, si rese favorevole alla ripresa liberale dell’ Italia. Tuttavia non facili sono stati gli anni del ventennio tra le due guerre per i Savoia di cui si ha notizia già dal 15 maggio del 1926 a Ravello, quando i suoi abitanti si preparavano all’arrivo dei nobili. Nel palazzo dove avrebbero soggiornato i reali tutti si impegnavano a sistemare balconi e stanze. Il giorno dell’arrivo il principe Compagna, si avviava verso Umberto di Savoia accompagnato dalle sorelle Betty e Nora Vuilleumier. Il principe Umberto camminava per le strade del paese accompagnato dai suoi ufficiali. La sera, poi, il re ed alcuni suoi parenti cenarono nell’albergo Caruso.

Oltre a questo episodio ricordato dai nostri nonni, si dice che il re Vittorio Emanuele III sia stato qui anche in un’altra triste occasione, quando in un momento difficile si “rifugiò” a Ravello nel 1938.

Il re durante il suo soggiorno andava ogni giorno sul fronte, mentre la regina Elena andava in giro per Ravello a visitare monumenti e monasteri. Mentre in quel periodo Lord Grimthorpe, proprietario di Villa Cimbrone, guadagnava soldi grazie ai biglietti d’ingresso, la regina andava di casa in casa per tutta Ravello cercando poveri e malati. Il giorno dopo le sue visite, portava a questi medicine e soldi.

Intervistando una ragazza dell’epoca abbiamo scoperto la generosità della regina.

“Quando la regina era qui, mi ricordo, che mia zia era malata e quindi venne a casa a chiedere se c’era bisogno di aiuto. Anche se mia zia rifiutò l’aiuto sicuramente la regina ci avrebbe aiutato in qualsiasi modo”.

In una fredda giornata del 1944, il re Vittorio Emanuele III  con la regina Elena, dopo alcuni mesi di sosta a Brindisi,approdarono in villa Episcopio, ospiti del Duca di Sangro.

Il 22 aprile del 1944 a Ravello i ministri del nuovo governo prestarono giuramento davanti al re e ad alcuni curiosi tra cui i giovani del tempo. 

Il 4 giugno Vittorio Emanuele firmò in villa Episcopio il decreto per trasmettere il potere al figlio.

 

Il Re a Ravello

 

 

 


L’ 11 febbraio 1944, mentre il governo provvisorio italiano guidato da Badoglio si trasferiva a Salerno,il re Vittorio Emanuele III si trovava a Ravello. Era ospite del barone Compagna, mentre gli alberghi ravellesi ospitavano gli inglesi con cui l’ Italia aveva firmato l’ armistizio, voltando le spalle a Hitler. In segno di ospitalità nei confronti del re e della consorte regina Elena, i ravellesi asfaltarono la strada del Toro per permettergli di salire fin sopra in auto.

Il principe Umberto si recò a casa dell’ intervistata Di Lieto Rita, per chiedere ospitalità per i suoi ufficiali, ma visto che c’ erano numerosi bambini, decise di andare via.

Lui e il padre lasciarono una foto con dedica.

La regina Elena, una domenica sì e una no, si recava in piazza a Scala a dare cibo alle famiglie povere che aspettavano con le gavette in mano.

Molte persone chiedevano notizie dei cari in guerra dandole le "suppliche” ( carte con il nome dello scomparso). Una donna molto povera chiese alla regina degli abiti per i numerosi figli. La regina, che era molto umana, glieli fece avere.

Dopo diversi mesi la famiglia reale si trasferì a Raito e in seguito a Napoli.

                                                                           Sara Lucibello I B  

La regina  Elena a Ravello

                                    

Gli anziani del paese narrano che 50 anni fa, Ravello era un paese assai povero perché c’era stata la guerra.

In questo periodo risiedeva il re Vittorio Emanuele terzo con la moglie Elena.

Quest’ultima abitava vicino alla casa della mia bisnonna.

Una mattina, la mia bisnonna era indaffarata nelle faccende domestiche. Di fronte, la regina Elena godeva il bellissimo panorama della Costiera.

Ad un tratto la regina chiese alla mia bisnonna se aveva figli e la bisnonna le rispose di sì.

All’indomani la regina le portò del cibo e del vestiario aiutandola a far sopravvivere la famiglia. 

                                  Sara Lucibello I B              

Gore  Vidal

Gore Vidal è un noto scrittore americano, ammaliato dall’ Italia.

Come mi ha narrato mio nonno lui era alto, scuro e simpatico.Ora è molto anziano, vive a New York ed ha bisogno di cure.

Mio nonno mi ha raccontato anche che quando egli visitò per la prima volta Ravello se ne innamorò tanto da trascorrere gran parte della sua lunga vita.

Andò ad abitare in una meravigliosa villa, la “Rondinaia”, da dove si gode una vista spettacolare ed il colore del mare si confonde con quello del cielo.

Spunta dalla roccia una come  un nido di rondini ed evoca una sensazione solitudine.

Pur essendo uno molto famoso si riteneva una persona come tutte le altre ma con la fortuna di essere capitato in un posto simile.

Quando usciva con il suo segretario,cantava e fischiava.

Ma il suo difetto era quello di bere molto.

In piazza si divertiva a far giocare il suo cane,Rosey,e farlo impazzire con un bastoncino di legno o con un pallone.

Ha scritto molti libri, gran parte ispirati a Ravello, concentrato su una villa dove c’era molto silenzio e tranquillità.

Adesso i libri non li scrive più perché è anziano ed ha bisogno di assistenze sanitarie.

 

                                                                                                                                                                                                Annalisa Cioffi  1B  

 

Benito Mussolini

Benito Mussolini nasce lungo un casolare nel villaggio di Dovia il 29 luglio 1883. Figlio di un fabbro, si avvicinò da giovanissimo al socialismo, anche per influenza del padre. Conseguito il diploma di maestro nel 1901, l 'anno successivo fuggì in Svizzera per sottrarsi al servizio militare; vi rimase fino al 1904, segnalandosi come agitatore politico e attivista anticlericale. Rientrò in Italia, dove esercitò l'insegnamento fino a quando, si trasferì a Trento avviandosi all'attività giornalistica. Tornato a Forlì, vi diresse la federazione socialista provinciale e il settimanale “La lotta di classe”. Nel 1911 fu tra i capi delle violente proteste popolari condotte in Romagna contro la guerra di Libia, e venne condannato a cinque mesi di carcere.                                                                                                                                                                                                                                               Al congresso del Partito socialista italiano di Reggio Emilia  Mussolini si impose come uno dei leader dell'ala rivoluzionaria, e nel dicembre fu nominato direttore del quotidiano socialista “Avanti!”. Alla vigilia della prima guerra mondiale si schierò apertamente dalla parte degli interventisti, scelta che provocò la sua espulsione dal partito e lo privò della direzione dell'“Avanti!”. Fondò un nuovo quotidiano, “Il Popolo d'Italia”, dalle cui pagine condusse una vivace battaglia a favore dell'intervento. Arruolatosi come volontario nel settembre del 1915, quando venne ferito. Nel marzo del 1919 fondò a Milano i Fasci di combattimento,che deriva dal nome il fascio littorio.                                 Nel 1921, con la costituzione del Partito nazionale fascista, Mussolini abbandonò le aperture sociali del programma del 1919 e pose l'accento sulla difesa dello stato e sull'antiparlamentarismo. Presentatosi invano alle elezioni del 1919, fu eletto deputato nel 1921. Dopo la marcia su Roma, avutasi il 28 ottobre 1992 ebbe da Vittorio Emanuele III l'incarico di formare il nuovo governo. Il passaggio al vero è proprio regime fascista avvenne dopo che Mussolini rivendicò alla Camera la responsabilità politica dell'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, cui fece seguito una serie di provvedimenti che annullarono il precedente sistema liberaldemocratico. Sotto l'autorità del duce, il Partito nazionale fascista, divenne preponderanti nella società e nelle istituzioni.

Preoccupato di rafforzare il suo potere, Mussolini stipulò con la Santa Sede i Patti lateranensi, che sancirono la conciliazione tra lo Stato italiano e la Chiesa , dopo mezzo secolo di contrasti. Salutato come “uomo della Provvidenza” anche da esponenti della Chiesa, il “duce” intraprese una politica estera volta a soddisfare le sue ambizioni espansionistiche e colonialistiche e a stabilire, con la costituzione dell’Asse Roma-Berlino e con la firma del patto Anticomintern, più forti legami con la Germania nazista, insieme alla quale appoggiò il generale Francisco Franco nella guerra civile spagnola. Sebbene isolato dalle potenze occidentali, Mussolini ebbe un ruolo di mediatore nella questione dei Sudeti, che contrapponeva la Germania alla Cecoslovacchia. I positivi, esiti del patto di Monaco  non rilanciarono però il ruolo internazionale di Mussolini, né riavvicinarono l’Italia alle potenze democratiche occidentali. Convinto che l’alleanza con la Germania avrebbe garantito all’Italia grandi opportunità di espansione economica e territoriale, Mussolini strinse relazioni sempre più strette con Adolf Hitler, che venne accolto trionfalmente nella visita compiuta in Italia nel maggio del 1938. In ossequio al dittatore nazista, nel settembre di quello stesso anno Mussolini promulgò le leggi “per la difesa della razza”, con le quali i circa 70.000 ebrei italiani venivano banditi dalla pubblica amministrazione, dalla scuola, dall'esercito, dalla vita civile.  Come mossa correlata alla politica espansionistica tedesca decise l'invasione dell'Albania, a cui seguì nel maggio la stipula del cosiddetto patto d'acciaio che legava militarmente e politicamente l'Italia alla Germania. L'ingresso dell'Italia nel conflitto mondiale fu voluto da Mussolini allo scopo sia di controbilanciare la supremazia tedesca, esaltata dai risultati conseguiti con l'occupazione della Polonia e della Francia, sia di emulare Hitler su fronti meno impegnativi, nei quali sperava di ottenere facili vittorie che gli consentissero di trattare alla pari con la Germania in merito alla nuova sistemazione dell'Europa. Alla base di tale ipotesi agiva in lui la convinzione che la guerra si sarebbe conclusa rapidamente, non appena la Gran Bretagna , isolata e sottoposta a un duro attacco tedesco, avesse intavolato trattative di pace. Facendo ricorso alla trita retorica di cui il paese, era ormai pervaso, Mussolini giustificò l'intervento presentandolo come un'occasione di lotta dei popoli poveri e laboriosi contro gli stati detentori delle ricchezze e della finanza mondiali, rivisitando il mito della “nazione proletaria”. In questo modo rilanciava le campagne di stampa impostate sotto il suo controllo alla fine degli anni Trenta, che irridevano alla borghesia dei paesi democratici rappresentata come un organismo corrotto e decadente, ed esaltavano le presunte virtù morali e le attitudini guerriere del popolo italiano temprato dal fascismo.

Ma la guerra segnò sia la fine del sogno imperiale fascista, svanito dopo le numerose sconfitte militari. Messo in minoranza dal Gran consiglio del fascismo con il cosiddetto “ordine del giorno Grandi” il 25 luglio 1943, il duce fu fatto arrestare dal re, che nominò capo del governo il maresciallo Badoglio. Liberato dai tedeschi, Mussolini divenne un semplice strumento nelle mani di Hitler, che lo pose formalmente alla guida della Repubblica sociale italiana, il regime collaborazionista instaurato nell’Italia settentrionale controllata dai tedeschi. Il 27 aprile del 1945, travestito da soldato tedesco, Mussolini tentò di fuggire in Svizzera con la sua amante Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani a Dongo, fu catturato e giustiziato il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como.  Il 30 di aprile il comando del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia giustificava così la decisione di giustiziare Mussolini: “Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici da esso ordinata è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali…”.

 

Mussolini a Ravello 1

Nell’ estate del 1924 giunse a Ravello,in gran segreto, Benito Mussolini. Il duce fu ospitato dal barone Giuseppe Campagna, ed in ringraziamento per l’ ospitalità ricevuta, Benito Mussolini lasciò allo stesso una sua foto con dedica.

Mussolini, giungendo in incognito nella splendida Ravello, la ribattezzò per l’occasione “la bellissima” e rimase affascinato dalle bellezze naturali ed artistiche del luogo. In questa occasione Benito Mussolini incontrò l’ingegnere De Cinque, che abitava in una villa nei pressi di Cimbrone. Il 25 ottobre del 1930, si dice che Padre Maria Giuseppe Palatucci, guardiano del Convento di San Francesco di Ravello, ebbe l’ onore di essere presentato a Benito Mussolini, in occasione delle nozze tra Boris III di Bulgaria e Giovanna di Savoia celebrate in Assisi. Il francescano in quell’occasione parlò al Duce di una questione controversa che riguardava il Convento dei Frati minori. Molti anni dopo, i frati, ritornarono a Ravello, e  riaprirono il convento San Francesco. Con la legge del 1866 i conventi vennero soppressi. In seguito anche Beato Bonaventura ebbe parte del convento insieme ai frati. Anche Mussolini,come tanti altri, ebbe la fortuna di visitare il paese più bello della costa amalfitana: RAVELLO  Del Pizzo Luca III A

Mussolini a Ravello 2

Mussolini soggiornò a Ravello nel 1941.

In quegli anni il sign. Pantaleone Cioffi, o meglio mio nonno, stava prestando il servizio militare, cosa che lo portò a conoscere direttamente il Duce 

In base ai suoi racconti, il viaggio di Mussolini nel ‘Paese dei limoni’ doveva  avvenire  in segretezza, ma il potere delle  masse lo portò a  parlare in pubblico attraverso dei comizi che riscossero un successo senza precedenti.

Soggiornava all’hotel Caruso e durante le sue passeggiate pomeridiane era sempre accompagnato da un corteo militare .

Mio nonno era uno dei suoi più grandi sostenitori tanto da iscrivere uno dei suoi figli Pietro Cioffi- meglio conosciuto come zio Pierino- ai figli della lupa; ovvero un’associazione che reclutava i giovani italiani e li formava all’ ordine fascista.

A livello  provinciale Mussolini attuò numerose riforme.

Uno dei suoi primi progetti fu quello di  bonificare le zone malsane della provincia salernitana .

Mise  a punto una campagna edilizia che portò alla costruzione di nuovi edifici  che diventarono  case, oppure  luoghi di lavoro .

Importante fu inoltre l’acquedotto- che copriva una zona che andava dalla Campania alla Calabria.

Molti lo ricordano per il ‘ sabato Fascista ’ con il quale richiamava all’ordine i militare facendoli banchettare e dando loro occasioni di ritrovo.

Benché la storia degli anni cinquanta e sessanta dica il contrario, molti coetanei di mio nonno lo ricordano come un uomo coraggioso e  molto determinato. Molti anziani di Ravello affermano che se fosse rimasto al potere avrebbe potuto cambiare la storia dei miei giorni.

   Staiano Sabrina III A

OPERA ITALIANA “PRO ORIENTE” ITALIANI!

 

 

AMATE IL PANE

 

Cuore della casa

Profumo della mensa

Gioia dei focolari

 

RISPETTATE IL PANE

 

Sudore della fronte

Orgoglio del lavoro

Poema di sacrificio

 

ONORATE IL PANE

 

Gloria dei campi

Fragranza della terra

Festa della vita

 

NON SCIUPATE IL PANE

 

Ricchezza della Patria

Il più soave dono di Dio

Il più santo premio alla

Fatica Umana.

 

    Mussolini Roma 10 gennaio 1928-anno VI°