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Fontana
Carosa Nei
monti Lattari, sul confine
tra Ravello e Scala,fa capolino una cima chiamata “Fontana Carosa“. Il
nome caratteristico fa pensare ad una
fontana,ma, in realtà, indica una sorgente presente sulla montagna. Secondo
un’antica leggenda, essa nacque per un motivo ben preciso. Un
giorno alcuni pastori e contadini salirono sulla montagna per far
pascolare le greggi. Il sole splendente batteva molto forte. Era
un periodo di gran siccità. Si erano persi ed avevano bisogno di acqua.
Cercarono disperatamente un fiume dal quale ne potessero attingere. Fu
tutto inutile. In
preda alla disperazione cominciarono a pregare la Madonna
affinché trovassero dell’acqua per dissetarsi:furono
accontentati. Dall’alto di una roccia cominciò a sgorgare acqua fresca
e una mangiatoia, che si trovava lì vicino, si riempì d’acqua
improvvisamente. I
pastori e i contadini si salvarono. Da
allora la sorgente venne abbellita con una piccola statua della Madonna e
dei fiori colorati. Inoltre,
in suo onore è stata costruita una piccola cappella nei dintorni della
montagna. Il
primo maggio è solito
organizzare una scampagnata nella valle di Fontana Carosa; nella cappella
si celebra la messa e ognuno porta una brocca vuota e la riempie con
l’acqua della sorgente.
Benedetta Mansi
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L’origine
di Villa Rufolo Molto
tempo fa l’attuale Villa Rufolo era completamente diversa da quella che
è visitata oggi: anticamente era un vigneto. Sull’Olimpo
Gea, la dea della terra, guardava il vigneto con occhi sbalorditi. Ella
pensava che quel vigneto, un giorno, sarebbe diventato un qualcosa di
importante, indicativo per l’arte e molto bello per la Mentre la
dea rifletteva su ciò, Zeus,il padre di tutti gli dei,stava organizzando
una festa per il suo centesimo anno di vita. Zeus
preparava un gran tavolo abbondante di dolci di tutti i tipi, bevande
varie, tra cui il vino, e la frutta. Gea
sapeva che a Zeus piaceva molto la natura: gli alberi,i fiori… . Allora
pensò che con l’aiuto di Flora,la dea dei fiori,e Quindi
chiamò subito Flora e Rufolo e si mise a lavoro: mentre Flora disegnava
su una pergamena fiori di tutti i generi e colori,Gea decideva insieme a
Rufolo i tipi di alberi e le loro posizioni ,che avrebbero dovuto
ricoprire l’intera Villa. Per il
giorno della festa di Zeus, tutto fu pronto. Tutti gli
invitati entrarono nella sala dove, da lì a poco, si sarebbe svolta la
festa; Gea, Flora e Rufolo attirarono l’attenzione degli invitati e di
Zeus…e annunciarono il loro regalo al A quella
vista Zeus non credeva ai propri occhi e quando si riprese Mazza Ida
I B
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LA
SORGENTE DELL’INGLESE Durante
la seconda guerra mondiale, un soldato inglese non voleva
combattere perchè desiderava ritornare dalla propria famiglia.
Allora si nascose su una piccola montagna nei pressi di Ravello, dove
nasceva una sorgente dalla quale i contadini attingevano l’acqua. Lì il soldato rimase per un lungo periodo senza nutrirsi ma
in seguito morì. Da quel giorno la sorgente fu
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IL MIRACOLO DI SAN
PANTALEONE Alcuni anziani di
Ravello mi hanno narrato un insolito avvenimento accaduto nel 1759. Tutto
successe quando un prete, Lorenzo Risi, avvicinò una candela
all’ampolla del sangue di San Pantaleone. Senza volerlo
l’accostò troppo facendo rompere il vetro e ne fuoriuscì molto. Pregò affinchè il
Santo fermasse il sangue e in cambio realizzò una statua d’argento. Da allora San
Pantaleone è diventato il Santo patrono
di Ravello. Infatti,
ancora oggi,dal 25 al 28 luglio accade il miracolo: Inoltre la statua
d’argento viene trasportata durante la processione e il lunedì in Albis
( lunedì di pasquetta). Andreina
Apicella 1B
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Storia: Il castello spettrale
C’era
una volta in un piccolo paesino chiamato Ravello una grande villa al cui
centro vi era un castello. Gli
abitanti di quel piccolo paese erano molto felici ma, al solo sentir
nominare quella villa, erano terrorizzati. Villa
Cimbrone era il suo nome e nessuno vi era mai entrato. Tutti
quelli che vi si avventuravano all’interno non ne uscivano. Un
giorno una ragazza di nome Elisabetta vi entrò. Non
ne ebbe molta paura,
all’inizio, perché era un bel posto. Piano
piano che calava il sole il posto si faceva sempre più misterioso e
terrorizzante. Lei
scese a mangiare nella sala comune e lì conobbe altri ragazzi. C’era
Edward ,un ragazzino che come Elisabetta voleva dimostrare che non c’era
niente di cui aver paura, Gelsomina, una ragazza che era venuta con i
genitori e loro erano scomparsi, e poi altri 5 ragazzi : Richie, Jay, Izzy,
Michael e Chris. Loro
erano venuti lì solo in villeggiatura perché amano i luoghi spettrali. Riuscirono
a fare amicizia e decisero di incontrarsi il giorno dopo per colazione ed
escogitare qualcosa per scoprire il mistero che avvolgeva questa villa
incantata. Il
giorno seguente fecero insieme colazione per decidere il piano d’azione. Poco
dopo erano in attività e cominciarono a cercare informazioni su qualcosa
di strano. Edward
trovò, in un vecchio libro da cui soffiò via parecchia polvere,
una storia sullo spettro del primo Lord Grimtorpe. Il
primo Lord Grimtope comprò la villa e la restaurò. Fece in modo che si
costruisse un tempio dedicato al dio Bacco, dio venerato dai Latini come
protettore del vino e del frutto da cui proviene. Da
lì c’era un panorama
incantevole e il Lord se ne innamorò.
In
un posto della villa vi sono ancora oggi le sue ceneri perché sua volontà
fu di rimanere per sempre in essa. Stranamente
Elisabetta trovò il nesso tra la paura e questo manoscritto.. Quella
notte ripensò a tutto ciò e cominciò a sentire dei passi lungo il
corridoio davanti alla sua stanza. Poi
sentì un soffio gelido e si addormentò. La
mattina seguente la sua camera era tutta a soqquadro. Corse
a fare colazione e raccontò tutto alla sua banda di nuovi amici. Così
quella mattina piena di nebbia, si misero a cercare lo spettro con
l’intento di aiutarlo in caso l’avessero visto. “Non
ti preoccupare” diceva Elisabetta a Gelsomina, cercando di
tranquillizzarla dal terrore di essere rapita come i genitori. Percorsero il viale soffermandosi qualche volta ad ammirare il giardino e
a controllare se c’era lo spettro. Appena
videro il tempietto di Venere tirarono su un sospiro di sollievo e si
fermarono un po’: erano stanchi. Scesero
correndo le scale per arrivare davanti alla statua di Mercurio. Ammirarono
il paesaggio ma velocemente.
Da
lì si accorsero che più si ci avvicinavano al tempietto di Bacco più la
nebbia aumentava. Dirigendosi
a tentoni verso quel tempietto e scendendo le scale vi si ritrovarono
davanti. Richie
notò che la statua era crollata e un’ enorme botola vi sottostava. Non
se ne vedeva la fine, tanto era buia. I
ragazzi Uno ad uno vi ci si buttarono dentro. Per
loro fu un grande divertimento, sembrava uno scivolo gigante o fu definito
come una delle più spettacolari montagne russe. Arrivati
alla fine si ritrovarono uno addosso all’altro e continuando a camminare
arrivarono davanti ad un vulcano sotterraneo che illuminava tutto il
resto. Si
trovarono così davanti ad uno spettro. Allo
spettro del Lord!!!!!! Gli
provarono a parlare ma lui si infuriò e come se non bastasse provò a
mandarli via. Loro
lo presero con sé e lo portarono alla luce del sole. A
poco a poco lui si illuminò e arrivò in cielo, così non sarebbe mai più
stato costretto a vivere tra due mondi paralleli. I
ragazzi trovarono i genitori di Gelsomina. Elisabetta
ed Edward dichiararono che la Villa sarebbe stata da allora aperta al
pubblico e gli altri cinque divennero famosi cantanti perché le loro
canzoni furono dedicate a questo episodio.
Francesca
Lanzieri III
A
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A Ravello
……….
Mio nonno mi raccontava che ogni Paese ha le sue leggende. A
Ravello ce ne sono alcune ricche di episodi spaventosi. Uno
di questi, verificatosi in una frazione di Ravello, Sambuco,
successe ai tempi del papa Giovanni Paolo II, durante il periodo
tra il 2 novembre e il 6 gennaio. Quando
le anime immonde erano vagabonde, (perché morendo non trovavano pace) si
raccontava che si vedevano salire dalla vallata degli spiriti con dei
lumini che si radunavano e insieme salivano e, quando arrivavano in cima
alla montagna, questi lumini rimanevano accesi mentre esse si disperdevano
. Un
altro episodio è quello di quando le anime immonde, camminavano per le
strade di Ravello e combinavano guai come, per esempio, provocavano la
caduta di massi, facevano scaturire un fortissimo vento o un temporale. I
padri dicevano che era colpa degli agenti atmosferici per non spaventare i
figli.
Alcuni
anni fa, il papa Giovanni Paolo II celebrò una messa per le anime
immonde. Da allora queste hanno trovato la pace e giacciono tranquille
nell’altro mondo. Ferrara
Laura I A
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