ZUMP ’A NOCE

 

Tanti anni fa, quando i nostri nonni erano ragazzini come noi, di certo non stavano in casa a giocare con la play-station, o con il computer, oppure con il cellulare o a guardare la televisione.

Piuttosto si riunivano, più grandi e più piccoli, per giocare e inventare giochi all’aperto, divertenti ma un po’ pericolosi. Uno di questi era “zump ‘a noce”.

Il termine un po’ insolito, con il quale descrivo il gioco, non riguarda affatto le noci, bensì gli alberi.

Forse in un bosco, o in un giardino di qualche contadino, trovavano una decina di piante di noci alte, grosse e allineate. Scelti i rami più stabili e robusti, i ragazzini agganciavano con nodi resistenti, corde molto lunghe o almeno quanto la distanza tra un albero e l’altro. Dopo aver stabilito la fila si lanciavano,uno alla volta, da un albero e si aggrappavano all’altro. Beh’, un po’ come Tarzan nella giungla! La vittoria era assegnata solo a chi, per primo, riusciva a completare il giro e a tornare indietro senza cadere.

   

 

MAZZ’ CH’ E PIVESE

 

Quest’ altro gioco veniva praticato soprattutto dai figli dei contadini, che sicuramente possedevano un pezzo di terra libero da sfruttare, e che stavano sempre in mezzo alle stradine.

I partecipanti erano quattro. Per praticarlo non occorreva che: uno spazio di terra lungo almeno quattro metri, due bastoni lunghi, come quelli da golf,e due stecchette più corte, facili da trovare nei boschetti o negli stessi orti. Dopo aver scavato due buche alla predetta distanza, si appuntivano le stecchette di legno (i “pivese”). Dopodichè si stabilivano le squadre: una era composta da i due che avevano i “pivese”e che si schieravano in entrambi i punti del “campo”, l’ altra da coloro che portavano i bastoni che facevano come i primi.

Il gioco cominciava con i due che avevano la stecchetta, che cercavano di lanciarla all’ interno del buco opposto.

Nel frattempo gli altri, con i bastoni, dovevano impedirglielo, difendendo la buca, e dovevano cercare di lanciare il “pivese” più lontano possibile cosicché gli altri due impiegassero più tempo per riprenderli.

Mentre erano, appunto, impegnati a ritrovarli, quelli con il bastone marciavano da una parte all’ altra, incrociandosi. E man mano che procedevano contavano i passi che facevano, equivalenti ai punti che guadagnavano. Arrivati ad un certo numero di punti, chi aveva i bastoni conquistavano il “pivese”. Ma il gioco non poteva certo finire così. A questo punto si scambiavano i ruoli e tutto riprendeva da capo fino all’ora di cena. 

                                                                                      Benedetta Mansi 1B

 

IL GIOCO DELL’UVA

C’era una volta, nella Ravello dei nostri nonni, un giorno molto speciale, dove tutta la gente del nostro paese si riuniva in un bar, per svolgere dei giochi con l’uva.

Prima di iniziare, tutti si lavavano i piedi, dopodichè si formavano diverse squadre e, scalzi, si davano alla pazza gioia danzando  dentro ceste piene di grappoli.

Il vincitore riceveva un premio in denaro, per aver prodotto il vino più buono dell’annata.

Ancora oggi si praticano questi giochi, mantenendo sempre la tradizione dei nostri nonni.  

 

Pasquale Vuilleumier 1°B

 

GIOCO DELLA ZAPPA

Trent' anni fa i nostri nonni organizzavano un torneo.

Portavano, da casa, i loro giochi e li mettevano in palio, come premi.

Si mettevano in riga con le loro zappe e al via incominciavano a zappare: chi arrivava primo al traguardo vinceva i giochini degli altri.

 

IL GIOCO DEGLI INNESTI

I nonni ricordano che,in primavera, si divertivano a giocare agli innesti.

Si raccoglievano dei rametti d’uva, si faceva un taglietto all’interno del ramo e si piantava, cercando di far crescere una nuova pianta.  Un ragazzo più grande portava dei semi di zucca.

I bambini incominciavano a piantare, a innaffiare … un mese dopo controllavano e, a chi era cresciuta la pianta, vinceva i semi.  

 

Pantaleone Carotenuto I B

 

"Gioco dello schiaffo”

Un partecipante chiudeva gli occhi e aspettava che uno degli amici gli desse uno schiaffo sulla mano e lui doveva indovinare chi era stato.

 

 

“Ti alliscio e ti affogo”

Un gruppo di ragazzi si doveva nascondere e solo uno di loro li doveva cercare ad uno ad uno, se  riusciva a trovarli,  doveva gridare :- ti alliscio! - e correva, cercando di arrivare prima dell’ altro al punto di partenza. Se, però, arrivava prima il ragazzo che era stato trovato doveva  dire:- ti affogo!-.

Velia Scala I A

“CAVALLINA E GARA DI BIGLIE”

 

A “cavallina”  le regole erano: alcuni/e ragazzi si dovevano mettere le mani sulle ginocchie e stare in fila indiana ed un/a ragazzi/e saltavano sulle loro schiene il più avanti possibile.

 

Alla "gara di biglie" le regole erano: un ragazzo, con un bastoncino, faceva alcuni solchi nel terreno e gli altri sceglievano le biglie, si mettevano nei solchi e con le dita le lanciavano e a chi arrivava più lontano vinceva.

 

 

Martina Amato I A

 

I GIOCHI DI MIO NONNO

 

1)Quanto tempo dedicavi in un giorno al gioco?

Quando ero piccolo dedicavo al gioco un' ora - un' ora e mezza al giorno,spesso di sera perché la mattina bisognava andare a lavoro.

 

2)Che gioco praticavi?

Quando ero piccolo c’ erano pochi giochi ma belli, c’ era il gioco della foglia, della castagna, della settimana o del  pastore ma il più bello era il gioco della foglia.

 

3)Raccontaci come si giocava al gioco della foglia.

Al gioco della foglia si giocava così:

si può giocare a due giocatori, per giocare occorrono dei massi abbastanza grandi e una foglia piccola.

Così, mentre uno dei giocatori nasconde la foglia sotto un masso, l’altro si deve girare in quanto non deve guardare dove il primo giocatore nasconde la foglia, perché dopo deve trovarla.

 

4)Con chi giocavi?

Alla sera si raggruppavano un gruppo di amici e si giocava a carte, ma quando faceva freddo che non si usciva giocavo con mio fratello a casa.

 

Io penso che i giochi che praticava mio nonno, in confronto con quelli a cui partecipo io con i miei amici, erano meno divertenti.

Cioffi Lorenzo III A

GIMKANA

La gimkana era uno dei giochi più popolari di Ravello. L’ obbiettivo principale era di battere il tempo, facendo cadere meno birilli possibili e affrontando varie prove. Si giocava in due e si stava seduti in una macchina, uno guidava, mentre l’ altro sosteneva le prove.

 

CERCHIO

Per praticare questo gioco occorrevano molti giocatori. Un giocatore aveva in mano una mazza appuntite in ambi i lati e la lanciava. L’altro giocatore doveva prenderla e così via!!!

 

FOSSETTE

Il gioco era caratterizzato da fosse. I giocatori si mettevano dentro e lanciavano un legnetto appuntito da ambi lati.

 

BRECCE

Si lanciavano in aria le breccie, la ghiaia facile da trovare nei giardini o vicino alle antiche abitazioni. Quando queste cadevano si raccoglievano e chi ne prendeva di più vinceva.

 

SCHIAFFO

Un giocatore doveva alzare il braccio sinistro e appoggiarlo sulla spalla destra. Dopodichè  faceva scorrere l’altro braccio sotto, tenendo la mano dritta e si girava. Un altro giocatore gli dava uno schiaffo e  doveva indovinare chi era stato. Se ci riusciva prendeva il suo posto, altrimenti il gioco continuava così fino a quando chi era girato lo indovinava.   

 

   

GIOCO SPAZIALE CON “MAZZARELLE” DI LEGNO

Questo gioco era praticato nel passato, anche per il fatto che non vi erano regole. Bisognava soltanto procurarsi una “mazzarella” di legno e battere gli avversari.

Di solito si giocava nei di case abbandonate o nelle piazze pubblicane.

Mansi Fabio I B